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Murakami, Haruki = 村上 春樹

Kafka sulla spiaggia

Torino : Einaudi, 2008

Abstract: Un ragazzo di quindici anni, maturo e determinato come un adulto, e un vecchio con l'ingenuità e il candore di un bambino, si allontanano dallo stesso quartiere di Tokyo diretti allo stesso luogo, Taka-matsu, nel Sud del Giappone. Il ragazzo, che ha scelto come pseudonimo Kafka, è in fuga dal padre, uno scultore geniale e satanico, e dalla sua profezia, che riecheggia quella di Edipo. Il vecchio, Nakata, fugge invece dalla scena di un delitto sconvolgente nel quale è stato coinvolto contro la sua volontà. Abbandonata la sua vita tranquilla e fantastica, fatta di piccole abitudini quotidiane e rallegrata da animate conversazioni con i gatti, dei quali parla e capisce la lingua, parte per il Sud. Nel corso del viaggio, Nakata scopre di essere chiamato a svolgere un compito, anche a prezzo della propria vita. Seguendo percorsi paralleli, che non tarderanno a sovrapporsi, il vecchio e il ragazzo avanzano nella nebbia dell'incomprensibile schivando numerosi ostacoli, ognuno proteso verso un obiettivo che ignora ma che rappresenterà il compimento del proprio destino. Diversi personaggi affiancano i due protagonisti: Hoshino, un giovane camionista di irresistibile simpatia; l'affascinante signora Saeki, ferma nel ricordo di un passato lontano; Òshima, l'androgino custode di una biblioteca; una splendida prostituta che fa sesso citando Hegel; e poi i gatti, che sovente rubano la scena agli umani. E infine Kafka. "Uno spirito solitario che vaga lungo la riva dell'assurdo".

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ROBERTA FAIN
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Un libro, per essere buono, dev'essere verosimile. Deve costruire le sue regole e seguirle, realisticamente, sviluppato da uno scrittore realista. Solo che Murakami non è realista. Murakami è un idealista senza ritegno; ma è un idealista bravo, e questo fa sì che questo romanzo sia, nonostante tutto, bello. Il perché è lo stesso del "nonostante", in fondo: Murakami è un idealista, e questo comporta che non racconti una storia, ma una fiaba; una fiaba fatta bene, in cui si riconosce l'esistenza del male, ma questa viene sempre, misericordiosamente, spazzata via nel migliore dei modi. Murakami racconta un piccolo mondo-che-vorrei, in cui non esiste cinismo e che lascia un po' spiazzati. Lo stile è piacevole, anche se decisamente logorroico. Paragrafi di azioni stile elenchi della spesa o di ovvietà ("Feci la doccia stando attento a lavarmi bene il pene, le ascelle, i testicoli e l'ano"... ma va'? E io che sto ben attenta a non lavarmi le ascelle, guarda!), che però si perdonano non appena l'onirico riprende il suo posto in scena.Un romanzo di formazione unico nel suo genere, che forma anche il lettore che riesce a entrarvi; una storia di destino, di consapevolezza e di capacità di accettare l'esistenza per quel che è. Il finale resta parzialmente aperto, ma forse il lettore, arrivato a quel punto, può rispondere da solo alle domande che restano.

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