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MAURO LUGLIO
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Sembra che le meditazioni sulla morte siano sempre presenti in ciascuno di noi, nei pensieri e nelle scelte inconsapevoli, ma comunque l’ argomento resta sempre fuori moda. La morte è un ostacolo per il nostro stile di vita e per la nostra cultura, anche se libri e film ne trasudano in gran quantità.Anche il geniale Philip Roth nel suo romanzo [i][b]Everyman[/b][/i] sviscera il mistero della signora con la falce: nonostante la funerea copertina di un intenso nero corvino, il libro è un inno alla vita, dall’ incipit ambientato in un cimitero durante la cerimonia funebre probabilmente del protagonista, mai chiamato per nome in tutta la storia, raccontata in terza persona, alle pagine finali del surreale dialogo con un becchino intento a scavare fosse, passando per descrizioni di pura vita, dalla frenesia di ben tre matrimoni e di innumerevoli relazioni adulterine, alla descrizione delle sfrenate pulsioni sessuali della mezza età, all’ accattivante erotismo di diverse amanti, sfiorando la caducità delle cose terrene, raccontando di interventi chirurgici e di decadenza del corpo nella prospettiva dell’ età senile.L’Everyman del titolo potrebbe alludere all’ autore stesso o a ognuno di noi, perchè il suo destino è simile a quello di tutti noi, ma potrebbe essere allo stesso tempo il musiliano uomo qualunque, senza qualità che viene a morire e si trova a confrontare la tragedia della propria pochezza e mediocrità.Azzeccata la metafora dell’infanzia passata in una piccola bottega di orologeria del padre, il contrasto tra l’infatuazione per quegli strumenti capaci di misurare il tempo e quello stesso tempo che poi gli sfugge tra le mani.Non ci sono eroi ma solo personaggi, Roth non ci fa la morale, presenta solo i fatti, con obiettività descrivendo il carattere effimero di ogni legame umano, il dolore provato dall’ inevitabile scoperta della falsità che si cela dietro rapporti all’apparenza granitici. Apologo sulla precarietà delle cose e sull’ effimera fragilità della bellezza “La cosa che piu’ disturba della vita è la morte: perchè ingiusta, perchè una volta che hai assaggiato e gustato la vita, la morte non sembra nemmeno una cosa naturale”

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