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Radici bionde
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Evaristo, Bernardine

Radici bionde

[Roma] : Sur, 2021

Abstract: Con un rivoluzionario atto di fantasia, Bernardine Evaristo immagina un mondo in cui la tratta atlantica degli schiavi viene ribaltata lungo la linea del colore: sono i neri (anzi, i nehri) ad aver fondato un impero coloniale a partire dal Regno Unito di Grande Ambossa, e i bianchi (anzi, i bianki) a essere razziati dall'Europa e trasportati come schiavi al di là del mare, nelle Isole del Giappone Occidentale. La vicenda che seguiamo è quella di Doris, strappata da bambina alle campagne feudali inglesi e venduta ai ricchissimi proprietari di una piantagione, che da adulta sceglie finalmente di inseguire (grazie anche a una ferrovia sotterranea...) la libertaà. Pubblicato originariamente nel 2008, candidato all'Orange Prize per la letteratura femminile e all'Arthur C. Clarke Award per la fantascienza, il romanzo è animato da una fervida potenza immaginativa che non serve a far evadere il lettore dalla realtà?, ma a mostrargliela in maniera nuova e dirompente.

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Doris vive in un contesto feudale in Europia con la famiglia, ma ancora ragazzina viene rapita da un mercante di schiavi e deportata in Grande Ambossa (Inghilterra), una colonia del continente Aphrika. Non ci mette molto a capire che la vita degli schiavi bianki e più in generale dei bianki stessi non ha alcun valore presso i nehri. I nehri si ritengono una razza superiore: lo attestano il nutrito pantheon di dei, la scala di valori, la letteratura, le usanze, gli abiti, i capelli, il colore della pelle, tutto. Doris è una proprietà, al pari di un qualsiasi animale. La sua priorità è sopravvivere giorno dopo giorno, tenendo accesa una piccola speranza: riuscire a fuggire...
Il libro è opera di fantasia, ma pone una domanda forte: e se questo fosse toccato a te, bianco, con quali occhi vedresti oggi il mondo?

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